Perché lo fai?

3 anni fa nasceva Tobuki, un format radiofonico dedicato al teatro. Oggi quest’idea si trasforma in un’esperienza multimediale. Non abbiamo certezze ma molte domande… anzi i dubbi aumentano mano a mano che continuiamo con il nostro viaggio. E la domanda più importante è “Perché“?

Il nostro perché è : fornire informazioni per aiutare le persone folli abbastanza da perseguire quella strada impervia e piena di ostacoli che è la creazione teatrale. Un blog dedicato quindi a condividere informazioni, e che sia di supporto, anche emotivo, alle persone che dedicano anima e corpo a questa attività. Parleremo del TEATRO (e chissà in futuro anche di altro) visto dietro le quinte, nei suoi aspetti pratici e meno esplorati.

Questo ‘perché’ ci ha spinti nel 2018 a pubblicare l’unica guida italiana agli spazi teatrali dedicata ad operatori professionali e a ripetere questa esperienza nel corso di quest’anno. Questo ‘perché’mi spinge a scrivere questo articolo alle ore 5:49 di mattina (ok voi lo vedrete pubblicato più tardi ma scrivere è un po’ come fare il vino… bisogna farlo fermentare una volta schiacciata l’uva).

Molti persone sanno ‘cosa’, alcuni sanno ‘come’, pochissimi sanno ‘perché’.  Se quindi vuoi dedicarti al mondo del teatro a livello professionale ti suggerisco come prima domanda di guardarti onestamente dentro e chiederti ‘perché’ lo fai. Non voglio suggerire risposte. Ognuno ha la sua. Sta a te guardarti dentro…

Nel frattempo ti lascio con questa poesia di Charles Bukowski.

se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

Charles Bukowski
(Traduzione di Simona Viciani)

da “E così vorresti fare lo scrittore?”, Guanda, 2007