Fringe Festival – Perché?

Forse è ormai il termine più abusato del teatro: Fringe Festival. Un termine che di per sé vuol dire poco (frangia? spettacoli fuori circuito ufficiale? boh). Io ne ho fatti ormai 7 (ho perso il conto) tra Edinburgo, Brighton, Avignone, Praga e in futuro spero di farne ancora qualcuno in Asia. Per guidarvi in questo mondo frammentato pubblicheremo ogni tanto dei post dedicati a questo argomento. La prima domanda da porsi è perché fare un fringe… innanzitutto chiariamo una cosa. Non tutti di fringe sono uguali anzi, un buon fringe deve essere ‘diverso’ dagli altri altrimenti rischia di essere una brutta copia. Diffidate dunque di qualunque descrizione del tipo ‘vogliamo essere come il Fringe di Edimburgo‘, vuol dire partire perdenti fin dall’inizio (una cosa che ho visto nella descrizione di un fringe italiano). Se poi ci mettono anche le foto di Edinburgo in home page vuol dire che siamo messi male, male. E’ un poco come iniziare una carriera da cantante dicendo: ‘Voglio essere come Jimmy Hendrix’.

Caro mio, dispiace dirtelo: non sei Jimmy Hendrix e passare la vita per essere la copia di un’altro vuol dire come minimo non avere personalità. Food for thought people.

Nel frattempo sentiamo un’intervista fatta l’anno scorso con Julian Caddy, il direttore del Brighton Fringe Festival, il secondo fringe più grande della Gran Bretagna. In questa clip Julian ci spiega cosa rende Brighton così diverso dal suo cugino scozzese.