Fringe – La bellezza della lotta

“Il bello, il perfetto, non è l’uniformità, l’unità, ma la varietà e il contrasto”
Luigi Einaudi 1920

Edimburgo – 3.000 spettacoli in un mese; Avignone 1.500 spettacoli in 3 settimane, Brighton oltre 1.000 spettacoli nel mese di maggio. Questi sono i numeri dei maggiori fringe mondiali. Ho tralasciato Adelaide (in Australia) perché non ci sono mai stato e non mi piace scrivere di cose che non conosco. Motivo buono per andarci direi (chissà). Se dovessi riassumere in una frase cosa rappresentano queste manifestazioni nel teatro direi “Un inno alla lotta.”

Qualche lettore potrebbe obiettare. “No si tratta di un inno alla diversità!”

No caro, quello è un sottoprodotto della lotta che compagnie provenienti da tutto il mondo devono ingaggiare per attrarre pubblico e critici a vedere i loro spettacoli. E intendiamoci, uno degli errori più grandi che si possono fare quando si decide di partecipare ad un fringe di questo calibro è quello di essere ‘compiacenti’, ‘uguali’, ‘conformisti’. Anzi è proprio il fatto di avere autori ed attori controcorrente che caratterizza lo spirito di questi eventi. Tanto è vero che i fringe sopra citati si distinguono nettamente da altri cosiddetti fringe proprio per questo motivo: ‘chiunque può andarci.’

Per questo motivo si possono vedere delle boiate pazzesche o semplici colpi di genio. E a volte il confine tra i due è molto labile.

Qui devo fare una confessione. L’unica persona che ho veramente invidiato in vita mia (a livello artistico) l’ho vista proprio ad Edimburgo nel 2011 e ho avuto la fortuna di prendere una birra con lui l’anno dopo, proprio nella stessa città scozzese. Questa persona ha fatto scattare in me quella che chiamerei ‘invidia positiva’ (in un prossimo post parleremo magari delle emozioni distruttive e come affrontarle). Chiameremo questa persona Ben (chiaramente non è il suo vero nome).

Siamo lì che ci prendiamo una birra e gli dico “Ben, dimmi la verità, ma le cosa che fai all’inizio non piacevano vero?”

“Hai ragione,” mi risponde diretto “5 anni fa sono venuto qui a Edimburgo e la metà del pubblico si alzava e andava via dalla sala dopo solo 2 minuti di spettacolo”

Chiaramente Ben, 5 anni dopo, si è beccato uno dei premi più prestigiosi di tutto il Fringe di Edimburgo.

Cominciamo quindi a distinguere i fringe in 2 tipi: quelli aperti e quelli chiusi.

I primi sono quelli del tipo citato sopra dove chiunque può iscriversi (vedremo poi nei dettagli un esempio concreto quando parleremo di Brighton) ed hanno un sistema organizzativo decentralizzato. Le compagnie devono contattare gli spazi teatrali dove si vogliono esibire e il compito dell’organizzazione del fringe è solo quello di promuovere i vari eventi, occuparsi della prevendita dei biglietti, e guidare le compagnie nel processo esecuzione del proprio spettacolo. Qui si lotta, ci si fa il culo, e bisogna andare anche preparati psicologicamente.

I secondi funzionano solo ad invito (Praga, Amsterdam, Singapore) Vi è un processo di selezione delle compagnie e vi è un sistema organizzativo centralizzato. L’organizzazione del fringe seleziona gli spettacoli secondo linee guida prestabilite e generalmente per le compagnie ci si trova ad affrontare situazioni più ordinate. Ma la lotta è sempre lì…

Amate quindi il disordine, amate la lotta.. perché lì dentro c’è una verità. E meditando su questo pensiero vi lascio con le parole di Luigi Einaudi.

“Coloro i quali si lamentano del disordine odierno degli spiriti e anelano ad un ordine nuovo non sanno interpretare se stessi…l’aspirazione all’unità, all’impero di uno solo è una vana chimera, è l’aspirazione di chi ha un’idea, di chi ha un ideale di vita e vorrebbe che tutti avessero la stessa idea ed anelassero verso il medesimo fine. Egli una sola cosa non vede, che la bellezza del suo ideale deriva dal contrasto con cui si trova con gli altri ideali che a lui stesso sembrano più brutti, dalla pertinacia con cui gli altri difendono il proprio ideale e dalla noncuranza con cui gli altri guardano al suo ideale. Se tutti lo accettassero, il suo ideale sarebbe morto: un’idea, un modo di vita che tutti accolgono, non vale nulla.”