Physical Festival Chicago – scade il 18 ottobre 2019

Il Chicago Physical Festival ha aperto il bando per proposte per l’edizione 2020 che si terrà nel mese di giugno. Le proposte complete (esclusivamente in lingua inglese) complete di bio, storico tour, video completo dello spettacolo e scheda descrittiva vanno inviate via mail a info@physicalfestival.com

Per ulteriori informazioni visitare il sito del festival https://www.physicalfestival.com

• availability for festival dates

Submissions will be accepted via email or snail mail:
All electronic submissions should be sent to: info@physicalfestival.com

Bando – Calgary Clown festival – scade il 23 aprile

Il Calgary Clown Festival ha esteso il suo bando di ricerca spettacoli clown. Il Festival si terrà dal 18 al 21 settembre 2019 ed è organizzato da Pumphouse Theatre e la Calgary Clown Society. Le iscrizioni sono aperte fino al 23 aprile. Per iscriversi andare direttamente al modulo di iscrizione su questo link https://calgaryclownfestival.wufoo.com/forms/calgary-clown-festival-submissions/

Per ulteriori informazioni sul Festival e per visionare il bando visitate il link http://pumphousetheatre.ca/calgary-clown-festival/

Fringe – La bellezza della lotta

“Il bello, il perfetto, non è l’uniformità, l’unità, ma la varietà e il contrasto”
Luigi Einaudi 1920

Edimburgo – 3.000 spettacoli in un mese; Avignone 1.500 spettacoli in 3 settimane, Brighton oltre 1.000 spettacoli nel mese di maggio. Questi sono i numeri dei maggiori fringe mondiali. Ho tralasciato Adelaide (in Australia) perché non ci sono mai stato e non mi piace scrivere di cose che non conosco. Motivo buono per andarci direi (chissà). Se dovessi riassumere in una frase cosa rappresentano queste manifestazioni nel teatro direi “Un inno alla lotta.”

Qualche lettore potrebbe obiettare. “No si tratta di un inno alla diversità!”

No caro, quello è un sottoprodotto della lotta che compagnie provenienti da tutto il mondo devono ingaggiare per attrarre pubblico e critici a vedere i loro spettacoli. E intendiamoci, uno degli errori più grandi che si possono fare quando si decide di partecipare ad un fringe di questo calibro è quello di essere ‘compiacenti’, ‘uguali’, ‘conformisti’. Anzi è proprio il fatto di avere autori ed attori controcorrente che caratterizza lo spirito di questi eventi. Tanto è vero che i fringe sopra citati si distinguono nettamente da altri cosiddetti fringe proprio per questo motivo: ‘chiunque può andarci.’

Per questo motivo si possono vedere delle boiate pazzesche o semplici colpi di genio. E a volte il confine tra i due è molto labile.

Qui devo fare una confessione. L’unica persona che ho veramente invidiato in vita mia (a livello artistico) l’ho vista proprio ad Edimburgo nel 2011 e ho avuto la fortuna di prendere una birra con lui l’anno dopo, proprio nella stessa città scozzese. Questa persona ha fatto scattare in me quella che chiamerei ‘invidia positiva’ (in un prossimo post parleremo magari delle emozioni distruttive e come affrontarle). Chiameremo questa persona Ben (chiaramente non è il suo vero nome).

Siamo lì che ci prendiamo una birra e gli dico “Ben, dimmi la verità, ma le cosa che fai all’inizio non piacevano vero?”

“Hai ragione,” mi risponde diretto “5 anni fa sono venuto qui a Edimburgo e la metà del pubblico si alzava e andava via dalla sala dopo solo 2 minuti di spettacolo”

Chiaramente Ben, 5 anni dopo, si è beccato uno dei premi più prestigiosi di tutto il Fringe di Edimburgo.

Cominciamo quindi a distinguere i fringe in 2 tipi: quelli aperti e quelli chiusi.

I primi sono quelli del tipo citato sopra dove chiunque può iscriversi (vedremo poi nei dettagli un esempio concreto quando parleremo di Brighton) ed hanno un sistema organizzativo decentralizzato. Le compagnie devono contattare gli spazi teatrali dove si vogliono esibire e il compito dell’organizzazione del fringe è solo quello di promuovere i vari eventi, occuparsi della prevendita dei biglietti, e guidare le compagnie nel processo esecuzione del proprio spettacolo. Qui si lotta, ci si fa il culo, e bisogna andare anche preparati psicologicamente.

I secondi funzionano solo ad invito (Praga, Amsterdam, Singapore) Vi è un processo di selezione delle compagnie e vi è un sistema organizzativo centralizzato. L’organizzazione del fringe seleziona gli spettacoli secondo linee guida prestabilite e generalmente per le compagnie ci si trova ad affrontare situazioni più ordinate. Ma la lotta è sempre lì…

Amate quindi il disordine, amate la lotta.. perché lì dentro c’è una verità. E meditando su questo pensiero vi lascio con le parole di Luigi Einaudi.

“Coloro i quali si lamentano del disordine odierno degli spiriti e anelano ad un ordine nuovo non sanno interpretare se stessi…l’aspirazione all’unità, all’impero di uno solo è una vana chimera, è l’aspirazione di chi ha un’idea, di chi ha un ideale di vita e vorrebbe che tutti avessero la stessa idea ed anelassero verso il medesimo fine. Egli una sola cosa non vede, che la bellezza del suo ideale deriva dal contrasto con cui si trova con gli altri ideali che a lui stesso sembrano più brutti, dalla pertinacia con cui gli altri difendono il proprio ideale e dalla noncuranza con cui gli altri guardano al suo ideale. Se tutti lo accettassero, il suo ideale sarebbe morto: un’idea, un modo di vita che tutti accolgono, non vale nulla.”

Fringe Festival – Perché?

Forse è ormai il termine più abusato del teatro: Fringe Festival. Un termine che di per sé vuol dire poco (frangia? spettacoli fuori circuito ufficiale? boh). Io ne ho fatti ormai 7 (ho perso il conto) tra Edinburgo, Brighton, Avignone, Praga e in futuro spero di farne ancora qualcuno in Asia. Per guidarvi in questo mondo frammentato pubblicheremo ogni tanto dei post dedicati a questo argomento. La prima domanda da porsi è perché fare un fringe… innanzitutto chiariamo una cosa. Non tutti di fringe sono uguali anzi, un buon fringe deve essere ‘diverso’ dagli altri altrimenti rischia di essere una brutta copia. Diffidate dunque di qualunque descrizione del tipo ‘vogliamo essere come il Fringe di Edimburgo‘, vuol dire partire perdenti fin dall’inizio (una cosa che ho visto nella descrizione di un fringe italiano). Se poi ci mettono anche le foto di Edinburgo in home page vuol dire che siamo messi male, male. E’ un poco come iniziare una carriera da cantante dicendo: ‘Voglio essere come Jimmy Hendrix’.

Caro mio, dispiace dirtelo: non sei Jimmy Hendrix e passare la vita per essere la copia di un’altro vuol dire come minimo non avere personalità. Food for thought people.

Nel frattempo sentiamo un’intervista fatta l’anno scorso con Julian Caddy, il direttore del Brighton Fringe Festival, il secondo fringe più grande della Gran Bretagna. In questa clip Julian ci spiega cosa rende Brighton così diverso dal suo cugino scozzese.

La casa si costruisce dal TITOLO

Due giorni fa ricevo una telefonata da un attore che mi ha chiamato per una consulenza su uno spettacolo che sta costruendo. Generalmente non sto molto al telefono ma sarà per il fatto che ho visto un po’ di me quando ero più giovane sono stato ad ascoltare quello che mi diceva. Franco (nome fittizio) aveva già scritto una storia (un monologo) che apparentemente aveva già pronto da mettere in scena. Mi parla per 5 minuti e poi gli dico.

“Ma qual’è il titolo?”

“Krasnapolski” (titolo fittizio chiaramente)

“Ah… e di che parla?”

Mi spiega tutto il altri 5 minuti…. totale 10 minuti.

“Ascolta,” gli rispondo “è molto semplice. Immagina di andare al Fringe di Edimburgo o ad Avignone e che le persone devono scegliere tra il tuo e altri 1.500 spettacoli. Devi iniziare dal titolo, che deve essere chiaro. Se vuoi lascialo pure com’è ma aggiungi almeno un sottotitolo tra parentesi.

A molti di voi può sembrare una banalità ma dal titolo si può capire immediatamente di cosa parla uno spettacolo senza stare 10 minuti a spiegarlo. Secondo voi qual’è il tema di questi spettacoli?

Krasnapolski” (dilemma d’amore)
“Krasnapolski” (il potere uccide)
“Kranspolski” (ai confini del mondo)

Perché lo fai?

3 anni fa nasceva Tobuki, un format radiofonico dedicato al teatro. Oggi quest’idea si trasforma in un’esperienza multimediale. Non abbiamo certezze ma molte domande… anzi i dubbi aumentano mano a mano che continuiamo con il nostro viaggio. E la domanda più importante è “Perché“?

Il nostro perché è : fornire informazioni per aiutare le persone folli abbastanza da perseguire quella strada impervia e piena di ostacoli che è la creazione teatrale. Un blog dedicato quindi a condividere informazioni, e che sia di supporto, anche emotivo, alle persone che dedicano anima e corpo a questa attività. Parleremo del TEATRO (e chissà in futuro anche di altro) visto dietro le quinte, nei suoi aspetti pratici e meno esplorati.

Questo ‘perché’ ci ha spinti nel 2018 a pubblicare l’unica guida italiana agli spazi teatrali dedicata ad operatori professionali e a ripetere questa esperienza nel corso di quest’anno. Questo ‘perché’mi spinge a scrivere questo articolo alle ore 5:49 di mattina (ok voi lo vedrete pubblicato più tardi ma scrivere è un po’ come fare il vino… bisogna farlo fermentare una volta schiacciata l’uva).

Molti persone sanno ‘cosa’, alcuni sanno ‘come’, pochissimi sanno ‘perché’.  Se quindi vuoi dedicarti al mondo del teatro a livello professionale ti suggerisco come prima domanda di guardarti onestamente dentro e chiederti ‘perché’ lo fai. Non voglio suggerire risposte. Ognuno ha la sua. Sta a te guardarti dentro…

Nel frattempo ti lascio con questa poesia di Charles Bukowski.

se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

Charles Bukowski
(Traduzione di Simona Viciani)

da “E così vorresti fare lo scrittore?”, Guanda, 2007